sabato 29 marzo 2014

HydroPunk-The Drowned Century sbarca su Amazon! (Bonus: Aggiornamenti Casuali)


Salve, Veri Credenti!
Ebbene si, non sono ancora morto- ma Melbourne tende ad assorbire tutto il mio tempo e le mie energie, e tra non molto partirò per un lungo e meritato tour della East Coast australiana.
Quindi no, non tornerò a bloggare ancora per qualche mese.
Sad face. :(
Metteteci anche che il maledetto Buta, tanto per spargere sale sulle ferite, mi ha assegnato un (immeritatissimo, invero) Boomstick Award. Che gli restituisco con piacere, dato che il suo blog (insieme a Plutonia Experiment, strategie evolutive e l'Antro Atomico, per citarne alcuni) è stato una delle poche letture italiane fatte negli ultimi nove mesi.
Non commento mai, ma lurko con piacere. A cosa mi sono ridotto dopo eoni di Internet australiano e ballerino... :(
Riprenderò a scrivere con maggior frequenza verso luglio, dopo il ritorno in patria, così potremo riallacciare i rapporti e tirare un pò di somme.
Nel frattempo vi segnalo che l'antologia HydroPunk è disponibile (anche) su Amazon al fantasmagorico prezzo di 0,89 centesimi di euro, il minimo consentito.
L'edizione Amazon, al contrario di quella disponibile gratuitamente sul blog (CLICCA QUI) ha una copertina realizzata dal granitico Marco Mottura (responsabile dei bellissimi header che illuminano il blog) e i primi capitoli di My Little Moray Eel, blog novel di Lucia Patrizi di Ilgiornodeglizombi!
Purtroppo il signor Amazon non mi ha permesso di pubblicare gratuitamente l'ebook, ed ecco perchè lo trovate a 0,89 cent... tuttavia, l'ebook sarà disponibile gratuitamente il giorno 30 marzo e in altre occasioni che provvederò a segnalare as soon as possible!
Cliccate qui per atterrare sulla pagina Amazon di HydroPunk, e se avete già letto e gradito lasciate una recensioncina, che male non fa!
Per il momento questo è tutto, mi rifarò vivo prossimamente... sempre che sopravviva al resto del viaggio in Australia.
Pregate per me.




domenica 8 dicembre 2013

HydroPunk-The Drowned Century: l'ebook!


FINALMENTE!
Ci ho messo più tempo del previsto, ma come sapete sono un goblin di parola! 
"Sicuramente nel 2013, auspicabilmente entro l'estate": nonostante il ritardo mostruoso sulla tabella di marcia- circa 5 mesi- ce l'abbiamo finalmente fatta... l'ebook di HydroPunk- The Drowned Century è finalmente disponibile per essere scaricato!
Gioite, mortali!
Ricapitolando: l'ebook contiene tutti i racconti vincitori dell'omonimo concorso lanciato nel 2012, ovvero:

  • Mareah & Juliette, di Alessandro Forlani;
  • Tempi Interessanti, di Davide Mana;
  • Gli Acquanauti degli Oceani Boreali, di Mauro Longo;
  • Moby Dick Project, di Enzo Milano;
  • Sotto Pressione, di Gabriele Falciani;
  • L'Arcipelago di Ulisse, di Ariano Geta;
  • Nuovo Mondo, di Stefano Trevisan;
  • Caccia Grossa, di Massimo Mazzoni;
  • Gli Occhi del Mostro, di Moreno Pavanello;
  • Fuochi Fatui, di Francesca Rossi;
  • Imperius Rex, di Marco Montozzi;
  • Contro Natura, di Stefano Busato Danesi;
  • Scogliere, di Alessio Brugnoli;
  • La Caccia dell'Albatross, di Marcello Nicolini
L'ebook è in formato epub, l'impaginazione professionale è a cura del sempre impeccabile Matteo Poropat e la copertina è stata realizzata da Giordano Efrodini.
Molto presto pubblicherò una versione in formato mobi su Amazon, giusto per dare all'ebook la visibilità che merita: la "variant edition" conterrà un piccolo extra e sfoggerà una versione rivista e corretta della copertina classica, realizzata ancora una volta dal buon Marco Mottura:



A presto per nuove avventure, dunque. Ringrazio velocemente tutti coloro che hanno reso possibile il concorso e l'ebook- non temete, troverete un grazie come si deve nell'Introduzione- e auguro a tutti i lettori buon divertimento! Cliccate in fondo al post per acchiappare l'ebook!

PS: Noterete lo stato di abbandono del blog. Purtroppo l'avventura australiana mi sta rubando un sacco di tempo libero... ma non temete, non vi abbandono mica. Abbiate fede!



domenica 6 ottobre 2013

Recensione: Gravity


"At 372 miles above the Earth there is nothing to carry sound.
No air pressure.
No oxygen.
Life in space is impossible."

Ho dovuto aspettare ben sette anni per ritrovare Alfonso Cuaron dietro alla macchina da presa.
Ne è valsa la pena.
Perchè il nuovo film del regista messicano è un capolavoro unico nel suo genere, e non uso il termine alla leggera.
Che Cuaron fosse bravo lo si sapeva già da tempo: Y tu Mamà Tambièn è un cult della mia adolescenza (charolastra!), Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban è uno dei migliori della serie e Children of Men è un pilastro della cinematografia e del genere distopico/apocalittico.
E tanto per confermare di non essere uno Shyamalan qualunque, di quelli che in due film si son già bruciati, Cuaron torna alla grande con Gravity, uno space drama ad anni luce dalla concorrenza.
C'è un nuovo standard in città, signori e signori, ed è qui per restare.


Il film ha solo due protagonisti visibili: la dottoressa Ryan Stone (un'ottima Sandra Bullock) e l'astronauta veterano Matt Kowalski (George Clooney), impegnati in una delicata missione a bordo dello space shuttle Explorer. La situazione precipita all'improvviso quando uno sciame di detriti (causati dalla distruzione di un satellite russo in orbita) investe lo shuttle e il suo equipaggio, uccidendo tutti tranne Stone e Kowalski. I due si ritrovano alla deriva con una limitata riserva di ossigeno, e la loro unica speranza è raggiungere una stazione orbitante russa nelle vicinanze...
... e non dico altro per non spoilerare.


Quando James Cameron in persona si lancia in lodi sperticate nel descrivere il film ci si possono aspettare davvero grandi cose:

“I was stunned, absolutely floored,” he says. “I think it’s the best space photography ever done, I think it’s the best space film ever done, and it’s the movie I’ve been hungry to see for an awful long time.”

Il buon vecchio Jim ha ragione: non solo Gravity è davvero un ottimo film, ma è anche una delle migliori pellicole spaziali dai tempi di 2001: Odissea nello Spazio.
Parola d'onore.
E non parlo solo della meticolosa ricostruzione del vuoto spaziale, dove parole come "gravità" e "suono" perdono ogni significato.
Parlo dell'innegabile, mostruosa abilità di Cuaron nel girare il film. Vi ricordate il meraviglioso piano sequenza verso la fine di Children of Men? Ecco, moltiplicatelo per cento e avrete una vaga idea di quanto sia mozzafiato Gravity.
Fotografia ineccepibile (mitico Emmanuel Luzbeki!), panoramiche mozzafiato che mostrano la Terra e le stelle come nessuno di noi potrà mai vederle, piani sequenza da applauso, sequenze in soggettiva al cardiopalma degne dei migliori videogames.
Una CGI da sogno.
Ah, e un 3D che migliora davvero l'esperienza dello spettatore, avvolgendolo in maniera convincente.
Certe scene sono talmente ben realizzate che viene naturale chiedersi come diavolo sia stato possibile girarle! 
Questo non è solo un capolavoro della cinematografia moderna: è un guanto di sfida rivolto ad ogni altro regista di fantascienza.
Da questo preciso momento non sarà più possibile prendere lo spazio alla leggera: per rivaleggiare con Gravity occorrerà parecchio impegno.


Ma come ben sappiamo un film, per quanto tecnicamente ineccepibile, non è nulla senza attori solidi.
Posso orgogliosamente affermare che Sandra Bullock regge meravigliosamente il peso della pellicola: l'attrice ci regala un'interpretazione davvero fantastica, senza dubbio una delle migliori (e più impegnative) della sua carriera.
(A proposito, lo direste che questa donna va per i cinquanta?? E' incredibile!)
La terrificante disavventura della dottoressa Stone vi terrà col fiato sospeso e le chiappe ben strette per tutta la durata del film, grazie anche (e soprattutto) alla bravura della Bullock.
Se pensate che un film con due personaggi ambientato nel vuoto spaziale, senza avversari o intrighi o alieni, possa essere noioso... preparatevi ad essere sorpresi.


E preparatevi anche a versare la proverbiale lacrimuccia... perchè Gravity non è solo un'incredibile storia di sopravvivenza, ma anche il racconto di una straordinaria rinascita.
Il modo in cui il film mostra il percorso interiore della Stone, tra una pioggia di detriti e l'altra, è da standing ovation. Lo spazio, il vuoto assoluto dove non può esserci altro che morte, diventa metafora potentissima dello stato d'animo della protagonista.
A volte, per sopravvivere e andare avanti, lasciare la presa diventa l'unica possibilità.
Gravity poteva benissimo trasformarsi in un vuoto esercizio di stile, 100 milioni di dollari buttati al vento giusto per compiacere un regista ambizioso.
Invece ci troviamo tra le mani un caposaldo della fantascienza che, nell'ordine:

  • Ha impressionato Jim Cameron;
  • Ha una protagonista femminile incredibile;
  • Ha imposto nuovi standard per la fantascienza spaziale;
  • Usa i suoni con parsimonia, ma compensa con una stupenda colonna sonora;
  • Fa mangiare la polvere a parecchi registi, anche tra quelli più blasonati;
  • Se non prende una sfilza di Oscar mi incazzo di brutto. 
Non dico altro.
Volate al cinema e guardatevelo con gli occhioni spalancati, e non fate i pezzenti cercando di scaricarlo abusivamente. Questa è magia pura, un distillato di sense of wonder pieno di stelle che IMPONE di essere visto in sala.
Al ritorno mi ringrazierete. 

domenica 29 settembre 2013

Recensione: The World's End - La Fine del Mondo


Dio salvi la Regina... ed Edgar Wright.
Nella vita ci sono poche certezze, ma una di quelle è sicuramente il tocco magico del regista/produttore/sceneggiatore britannico che in poche e semplici mosse si è conquistato il mio rispetto incondizionato.
Mi ha regalato uno dei migliori film della mia adolescenza (Shaun of the Dead) creando al tempo stesso una pietra miliare dell'horror-comedy in salsa zombesca.
Con Hot Fuzz ha magistralmente sbertucciato i buddy cop movies americani piazzando un superpoliziotto nella placida campagna inglese.
Scott Pilgrim VS The World, nonostante la faccia da pesce di Michael Cera, è un altro dei miei film preferiti in assoluto.
Mancano due anni all'uscita di Ant-Man, ennesimo film del Marvel Cinematic Universe, e lo sto già aspettando col batticuore.
Capirete dunque che le aspettative per The World's End (La Fine del Mondo per gli italiani) erano altissime. L'ultimo capitolo della mitica Trilogia del Sangue e del Gelato, detta anche Cornetto Trilogy, con Wright alla regia e gli irresistibili Simon Pegg e Nick Frost di nuovo protagonisti.


Vi farà piacere sapere che le aspettative sono state ampiamente ripagate! Mi sono gustato il film in anteprima (dato che le date d'uscita per Inghilterra e Australia erano parecchio vicine) e ho dovuto aspettare più di un mese per stendere questa recensione. Scriverla in pieno agosto, quando gli italiani abbandonano il PC, avrebbe avuto poco senso. 
Ma ne è valsa la pena, e ora possiamo parlarne per bene e senza spoiler! 
Partiamo subito dicendo che non si tratta di uno Shaun con gli alieni al posto degli zombie, come temevano alcuni malfidati.
E' tutta un'altra cosa.
Il film ruota intorno a Gary King (Pegg), un alcolizzato di mezza età che decide di punto in bianco di radunare i suoi amici d'adolescenza e ritentare ancora una volta, dopo vent'anni, il mitico Golden Mile: un'epica gara di resistenza attraverso dodici pub di Newton Haven, loro città natale.


Inutile dire che i suoi vecchi amici, ormai adulti e pieni di impegni, sono piuttosto scettici... ma l'irresistibile carisma di King li convincerà a tornare a Newton Haven per portare a termine il Golden Mile.
Quello che i cinque non sanno è che dietro alla placida facciata della cittadina si nasconde un terribile segreto... una minaccia di proporzioni globali in atto da anni all'insaputa di tutti.
C'è del marcio a Newton Haven: riusciranno King e i suoi compagni a salvare la città, o saranno troppo impegnati ad ubriacarsi a suon di pinte di birra?


Quello che in mani diverse si sarebbe trasformato in Una Notte da Leoni in salsa fantascientifica (infarcito di gag di grana grossa e ubriachi molesti) diventa invece, grazie alla verve di Wright e al talento degli attori coinvolti (mitici Pegg e Frost, irresistibile anche Martin Freeman, aka Bilbo/Watson) un fantastico omaggio a classici del genere fantascientifico come Terrore dallo Spazio Profondo e L'invasione degli ultracorpi.
E non è tutto: il film regala anche un'agrodolce riflessione sul vero significato di crescita, maturità e amicizia mescolandolo ad una comicità di alto livello. Avete presente il personaggio di Shaun, assolutamente contrario all'idea di crescere alla soglia dei trent'anni? King è una sorta di suo "fratello maggiore": un fallito totale che a 40 anni suonati non ha ottenuto niente dalla vita, e che preferisce rintanarsi in un passato mitico e alquanto addolcito dalla memoria.
Il Golden Mile, la missione mai completata, è l'unica cosa che resta a Gary per dare un senso alla sua vita... e l'unico percorso possibile per portarlo alla redenzione.


Notare i nomi e le locandine dei dodici pub, visitati in altrettante tappe nel corso del film: ciascuno di essi avrà un valore fondamentale per il "viaggio nel tempo" di King & Co, a partire dal blando First Post fino ad arrivare all'agognato The World's End.
Come un set di tarocchi i dodici pub mostrano fin da subito cosa dovranno affrontare i nostri eroi... chi ha orecchio per intendere intenda!
The World's End propone anche una colonna sonora che definire azzeccata è un eufemismo: una compilation di pezzi grossi, pronti a colpirvi a suon di nostalgia, che include Blur, The Doors, Kylie Minogue, The Sisters of Mercy e tanti altri. Le canzoni, proprio come i pub, scandiscono alla perfezione ogni fase dell'avventura autodistruttiva partorita dalla mente di Gary King.


E alla fine del viaggio, dopo decine di pinte di birra, scazzottate, fughe, scolarette sexy, staccionate da superare, antichi torti da raddrizzare e ferite da richiudere... niente sarà più come prima.
E non dico altro per non anticiparvi lo splendido, agrodolce finale.
The World's End, insomma, è una solida new entry- oltre che perfetta conclusione- della Cornetto Trilogy inaugurata dalla zombie apocalypse di Shaun nel 2004. Un film di fantascienza E una commedia da non perdere, già destinato a diventare cult, che implora di essere rivisto back-to-back insieme ai suoi due predecessori. Se avete già familiarità con il magico trio Wright-Pegg-Frost sapete già che vi troverete di fronte a qualcosa di sublime.
Se questo è il vostro primo film della trilogia... buttatevici a capofitto e mi ringrazierete. Si tratta senza dubbio di uno dei pochi film davvero memorabile di questa stramba, improbabile stagione cinematografica.

sabato 21 settembre 2013

Recensione: Dragon Ball Z- Battle of Gods


La recensione che non ti aspetti!
Si, perchè l'odierna stagione cinematografica non offre granchè in termini di intrattenimento (Kick Ass 2 poco memorabile, Riddick pure, stendiamo un velo pietoso su RIPD) e mancano voglia e tempo per parlare di film mediocri.
Per fortuna sono riuscito a mettere le mani sul Bluray di Dragon Ball Z: Battle of Gods, l'ultimo film della popolarissima saga creata da Akira Toriyama, e ho pensato bene di parlare della nuova avventura (ovviamente inedita in Italia) di Goku & soci.
Perchè io amo Dragon Ball con ogni fibra del mio essere! :D
Battle of Gods è il sequel del piuttosto dimenticabile Yo! Son Goku and his Friends Return!, mediometraggio uscito nel 2008 colpevole di aver introdotto il fratello minore di Vegeta, Tarble, due villain ridicoli (Abo & Kado) più una serie di incongruenze davvero difficili da digerire.
Battle of Gods, a differenza di tutti gli altri film di Dragon Ball usciti nello scorso ventennio, è stato progettato fin dall'inizio come parte integrante della storia.
In parole povere, è canon.



Sono passati due anni da quando Goku e i suoi compagni hanno sconfitto il terribile Majinbu, e la Terra sta vivendo un periodo di pace. Niente tiranni spaziali in vista, niente cyborg assetati di sangue, niente mostri mutaforma.
Ovviamente la quiete non può durare a lungo.
In un angolo remoto dell'Universo il Dio della Distruzione, Bills, si risveglia dopo un sonno durato più di 30 anni. Il dio ha voglia di sgranchirsi un pò, e pensa bene di fare una visitina a Frieza per fargli abbassare la cresta... ma il suo guardiano, Wills, lo aggiorna sugli eventi: Frieza è già stato sconfitto anni prima da un Saiyan dall'immenso potere.
Sorpreso dalla notizia, Bills pensa ad una profezia di 39 anni prima, secondo la quale un Dio Saiyan si sarebbe presentato al suo cospetto per combatterlo.  
Bills e Wills si mettono dunque alla ricerca di questo leggendario Dio Saiyan e si dirigono verso la Galassia del Nord...


La premessa di BoG sembra quella classica di ogni saga e film visti finora: un generico villain minaccia la Terra, quindi Goku e i suoi amici devono fermarlo a suon di mazzate, trasformazioni e attacchi devastanti.
Niente di nuovo, si direbbe... se non fosse che Bills è un cattivo decisamente atipico.
Tanto per cominciare, è fortissimo.
Nel senso di esageratamente fortissimo: al suo cospetto Frieza, Cell e Majinbu sono dei miseri insetti.
Il suo primo scontro con Goku, uno "sparring match" richiesto dal protagonista, si risolve in un paio di mosse. Neanche il Super Saiyan di terzo livello può star dietro al Dio della Distruzione.
In tutta la storia di Dragon Ball non c'è mai stato un divario così incolmabile tra la forza di Goku e quella di un suo avversario.


Seconda cosa, Bills è...diciamo, eccentrico.
Dopo aver completamente surclassato Goku il dio e il suo assistente Wills si dirigono sulla Terra in cerca di altri Saiyan da interrogare in merito alla leggenda del Super Saiyan God... e si imbucano alla festa di compleanno di Bulma, mescolandosi tra la folla e divertendosi come pazzi.
Intanto Vegeta, che ha già incontrato Bills da bambino, cerca con ogni mezzo di non far irritare il Dio della Distruzione. Purtroppo il caos causato da Pilaf e dai suoi scagnozzi prima e da un piccolo incidente col budino causato da Majinbu poi faranno perdere la pazienza a Bills, che per ripagare l'affronto subito decide istantaneamente di distruggere la Terra.
I Guerrieri Z cadono come mosche di fronte alla sua potenza. E' davvero la fine per i nostri amici? Riuscirà Goku a trovare il Dio Saiyan prima che sia troppo tardi?


Che domande, ovvio! Basta chiedere al drago Shenron (in un'inedita versione "terrorizzato a morte", grazie alla presenza di Bills) per scoprire che è possibile trasformarsi in Super Saiyan God.. ma che occorrono 5 Saiyan dal cuore puro in grado di trasferire la propria energia in un sesto guerriero.
Peccato che di Saiyan ne siano rimasti solo cinque... giusto?


All'improvviso, taac, Videl sgancia la bomba: Gohan diventerà papà! E Goku, da bravo neononno, manco si congratula. In ogni caso, la bambina che Videl porta in grembo è il pezzo mancante per la trasformazione!


Battle of Gods introduce quindi un nuovo livello di Super Saiyan, decisamente diverso da quanto visto finora: il SSJ God ha i capelli rossi, un'aura fiammeggiante e una struttura fisica molto più snella delle altre trasformazioni.
Goku non è molto contento di aver dovuto rubare energia ai suoi amici per trasformarsi, ma questo era l'unico modo per sconfiggere Bills, giusto?
NO.
In un inaspettato colpo di scena neanche la nuova forma di SSJ basta a raggiungere il livello del Dio della Distruzione. La Terra è condannata! Come se la caverà Goku stavolta?
Lascio a voi il piacere di scoprirlo, e vi assicuro che il finale vi sorprenderà.


Alla fine della fiera Battle of the Gods è una buona aggiunta alla saga di Dragon Ball. L'animazione è stupenda e mostra i passi da gigante compiuti da quando la serie televisiva andava in onda, i combattimenti sono spettacolari, e citazioni e camei abbondano.
Purtroppo, se vi aspettate un lungometraggio epico in grado di rivaleggiare coi momenti migliori della serie Z... sarete molto delusi. Nonostante il titolo altisonante Battle of Gods ha un'atmosfera più simile al Dragon Ball originale che alla serie "adulta". Le gag si sprecano, i personaggi scherzano in continuazione (è una festa, dopotutto) e neanche le minacce di Bills sembrano molto serie.
Ad abbassare notevolmente il livello generale, specie per i fan duri e puri come il sottoscritto, sono una sfilza di incongruenze (spesso gravi) che rovinano l'esperienza.
Qualche esempio?

  • Bulma che non riconosce Pilaf e i suoi due scagnozzi.
  • Dende che per qualche motivo è tornato bambino.
  • Personaggi che cambiano abiti da un'inquadratura all'altra.
  • Crilin che è rimpicciolito dopo aver tagliato i capelli.
  • Vegeta che si comporta come un pagliaccio.
  • L'assoluta inutilità di ogni personaggio al di fuori di Goku e Vegeta (aka "sindrome di Dragon Ball GT")
E queste sono solo sei delle tante.




Se riuscite a perdonare l'eccessiva giocosità del film vi troverete di fronte ad un prodotto tutto sommato godibile che si incastra- con qualche scricchiolio- all'interno della continuity ufficiale... e che potrebbe anche dar vita ad una nuova, interessante serie di film.
La rivelazione finale (che non vi spoilero) suggerisce che Goku e i suoi amici hanno ancora molta strada da fare, e che l'Universo- pardon, GLI Universi- sono pieni di esseri dai poteri immensi.
Riusciremo a scoprire di chi si tratta?
Non ci resta che aspettare il prossimo film!
Voi che ne pensate? Avete visto (o avete intenzione di vedere) Battle of the Gods?
Finchè ci rimuginate su, leggetevi il mio vecchio speciale su Dragon Ball Hoshi, che trovate seguendo questo link:

martedì 20 agosto 2013

Recensione: Elysium


Avevo tante, forse troppe aspettative per Elysium, secondo film scritto e diretto da Neill Blomkamp.
Parliamo dello stesso regista del mitico District 9, dopotutto, deciso a raccontarci la storia di una Terra futura in cui il divario tra ricchi e poveri si è decisamente allargato.
Cosa poteva andare storto?
Un sacco di cose, a quanto pare.
District 9 conquistò i cuori degli spettatori e i favori dei critici con un riuscito mix di critica sociale, fantascienza, originalità e qualche pugno nello stomaco ben assestato.
Elysium è molto meno sottile nel recapitare il suo messaggio: nel 2154 i ricchi vivono su Elysium, una gigantesca stazione spaziale che ricorda la Cittadella di Mass Effect e Ringworld di Larry Niven , mentre gli sporchi messicani i poveri vivono sulla Terra, un pianeta reso quasi del tutto inabitabile dall'inquinamento, dal collasso economico e dall'esorbitante aumento di popolazione.
La disoccupazione dilaga, la criminalità pure, e ogni singolo uomo intrappolato sul pianeta sogna (invano) di poter raggiungere in qualche modo Elysium e unirsi alla schiera di ricchi immortali che vivono tra le stelle.




Max Da Costa (Matt Damon) è un ex-criminale che sbarca il lunario spaccandosi la schiena in un'immensa fabbrica di robot. Dopo essere stato coinvolto in un incidente a causa di un supervisore (decisamente poco avvezzo alle norme di sicurezza sul lavoro) Max viene investito da una massiccia dose di radiazioni e si ritrova con cinque giorni di vita. La sua unica speranza è accedere ad una delle stazioni mediche presenti su Elysium, e l'unico che può aiutarlo ad ottenere un passaggio per lo spazio è l'hacker Spider. Nel frattempo, su Elysium, l'implacabile segretario della difesa Jessica Delacourt (Jodie Foster) sta progettando un colpo di stato per assumere il controllo totale della cittadella orbitante...


Blomkamp dimostra ancora una volta un innegabile talento nel creare un mondo del futuro realistico e dall'aspetto vissuto in cui robopoliziotti, esoscheletri e chip di memoria sono parte integrante della quotidianità. La Los Angeles del 2154 ricorda nettamente la Johannesburg di District 9: una baraccopoli polverosa e piena di anime perdute, tanto affascinante quanto verosimile. 
Purtroppo, nonostante l'affascinante comparto visivo e adrenaliniche scene d'azione (se riuscite a perdonare l'eccesso di shaky cam in certi momenti), Elysium toppa in qualsiasi altro ambito dando vita ad un risultato parecchio sotto alle aspettative.
Nonostante l'innegabile bravura di Matt Damon è difficile riuscire ad appassionarsi col cuore alle vicende di Max, novello Messia post-apocalittico impegnato a salvare l'umanità strappando teste ai robot e combattendo sadici mercenari. Si tratta dell'ultimo di una lunga serie di personaggi action (vedi Tom Cruise in Oblivion, ad esempio) senza arte nè parte cui la fantascienza cinematografica ci ha abituato nell'ultimo periodo.


E che dire del personaggio di Jodie Foster?
Il Segretario Delacourt aveva un potenziale enorme sulla carta, ma l'assoluta mancanza di approfondimento la rende una villain piuttosto stereotipata.


L'unico personaggio abbastanza memorabile è Kruger, il folle mercenario interpretato da Sharlto Copley: uno psicopatico fatto e finito che abbatte shuttle col bazooka, uccide i nemici con una katana e ha un accento buffissimo.


Elysium consegna il suo messaggio con la delicatezza di un bisonte in una vetreria: non è giusto che solo l'1% della popolazione goda di ogni beneficio mentre il restante 99% muore di fame e malattia . Almeno District 9 gestiva tematiche come razzismo e uguaglianza con tatto e creatività... qui la storia è diluita e semplificata in maniera quasi imbarazzante, e i dialoghi non aiutano certo a risollevare il morale. 
E mentre la Terra e la sua tecnologia sono ben realizzate, tutto ciò che riguarda Elysium fa alzare il sopracciglio. Siamo a livelli di verosimiglianza quasi pari a "Ascensore Gravitazionale che Passa per il Centro della Terra".
(Sto guardando te, Total Recall).


Su Elysium, una paradisiaca quanto improbabile stazione spaziale, ogni cittadino possiede un apparecchio magico che guarisce istantaneamente da ogni malanno.
Lo trovate lì, comodamente adagiato tra il salotto e il soggiorno di ogni singola abitazione, protetto da fragili vetrate che danno sul giardino.
La suddetta stazione spaziale, inoltre, è assolutamente priva di difese, barriere o schermi di qualsiasi tipo. I cittadini di Elysium sono minacciati in egual modo da shuttle clandestini in caduta libera e da radiazioni solari.
Altro che Paradiso, si rischia di morire in continuazione!
E poi... potete criticare la democrazia quanto volete, ma io non vivrei mai in un paese in cui la classe dirigente può essere sostituita all'istante grazie ad un programma per computer.
O ad un app per cellulare, se preferite.
E io che pensavo che per rovesciare un governo ci volesse qualche sforzo.


Ok, forse si tratta di dettagli trascurabili. Occorre sospendere l'incredulità per godersi appieno certi film, lo so. E' che da un regista che aveva fatto un così bel lavoro di world building con District 9 era lecito aspettarsi molto di più dall'utopia spaziale di Elysium: i pochi dettagli che ci è concesso apprendere sono eterei, ridicoli o incompleti, e lasciano un sapore amaro in bocca. Per mantenere le promesse Elysium avrebbe dovuto concentrarsi molto di più sull'omonima stazione, sui suoi abitanti e sui suoi meccanismi di funzionamento.
La mancanza di profondità, il messaggio "sociale" propinato con estrema pigrizia e l'inevitabile finale Tarallucci e Vino (Tm) fanno di Elysium un film due spanne sotto a District 9, nonostante il budget di gran lunga superiore.
Resta un valido film di fantascienza con buoni attori e solide visuali, ma poteva- anzi, sarebbe dovuto- essere molto di più, e non l'ennesimo action di una stagione cinematografica fin troppo colma di pellicole sulla stessa falsariga.
Consiglio la visione, ma non in maniera entusiastica come avrei voluto.
Speriamo che Blomkamp si riprenda con Chappie, commedia fantascientifica in uscita nel 2015.