venerdì 17 maggio 2013

Ogni Maledetto Lunedì su Due (Recensione+Giveaway)


Zerocalcare.
Non penso ci sia bisogno di presentarlo, vero?
Detta in parole povere, per i due o tre poveracci appena tornati da una trasferta su Marte: Michele "Zerocalcare" Rech, classe 1983, è uno dei migliori fumettisti italiani in circolazione.
Non è più semplicemente "una giovane promessa", è proprio uno dei migliori.
Salito alla ribalta grazie al suo visitatissimo blog, nel giro di neanche tre anni Zerocalcare è diventato la punta di diamante di una new wave 2.0 del fumetto italiano: il suo primo volume, La Profezia dell'Armadillo (recensito qui) è andato esaurito in un soffio (cinque volte di fila), per poi essere acquisito da Bao Publishing e ristampato ancora. E ancora.
Il suo secondo volume per Bao, Un Polpo alla Gola, ha sorpassato ogni aspettativa di vendita e di critica confermando ulteriormente la bravura dell'autore. (La mia edizione variant, conquistata con sudore e sangue a Lucca 2012, è custodita dentro ad un apposito altarino).


Il volume di cui ci apprestiamo a parlare, Ogni maledetto lunedì su due, è in sostanza la raccolta ragionata e completa di tutte le strisce in bianco e nero apparse nel suo blog tra il 2011 e il 2013, più una quarantina di pagine extra a colori,con una storia breve (A.F.A.B, realizzata nel 2011) inserita nel mezzo.
Quasi tutto materiale reperibile in Rete, gratuitamente.
Tre quarti del volume sono, dopotutto, le esilaranti strisce che hanno reso famoso Zerocalcare nel Web italiano. Potete leggerle in qualsiasi momento senza dover sborsare un centesimo.
Niente di nuovo,quindi?
Sbagliato.
Ogni maledetto lunedì su due è già in fase di ristampa: un successo incredibile e, in fondo, ampiamente previsto.
Come si spiega tutta questa gente che compra un volume già letto?
Semplice: Zerocalcare e Bao Publishing non hanno semplicemente stampato il vecchio materiale. Le quaranta pagine extra a colori non sono lì giusto per far scena, ma raccontano una storia e fanno da filo conduttore per tutte le strisce già apparse in passato.


Ancora una volta, sotto lo strato superficiale di esilaranti citazioni pop e infidi pericoli della vita quotidiana, si nasconde una dolceamara riflessione sui dolori della crescita e su quanto sia difficile trovare la rotta giorno dopo giorno.
"Siamo tutti sulla stessa barca", come dice il saggio, e infatti il tema della nave alla deriva (che poi diventa una zattera) è il cuore pulsante di Ogni maledetto lunedì su due. La parte "seria" della raccolta è costituita proprio dal materiale extra a colori, ma non temete: se in un momento sarete presi dal magone nel leggere di sogni infranti e aspettative per il futuro da ricalibrare, due pagine più in là vi metterete a ridere osservando quanto la nostra generazione sia diventata ipocondriaca dopo un'infanzia passata a guardare Esplorando il Corpo Umano. Si ride tanto e si riflette pure, perchè è impossibile non farsi coinvolgere dalle storie di Zerocalcare. La generazione perduta di venti/trentenni, nè adolescenti nè adulti in costante crisi, si sentirà perfettamente rappresentata.


Ogni maledetto lunedì su due contiene tutti i classici di Zerocalcare: il mitico Demone dello Spoiler, il tragicamente realistico La Fascia Oraria delle Bermude, Repubblicapuntoitte con la Lumaca Ninja, e poi ancora I giovani di oggi, La roba in 3D, e il fantastico Time Out. Un tripudio di citazioni e momenti amarcord degli anni '80 e '90 applicati alla vita di tutti i giorni. Perchè il miglior modo per sopravvivere allo stress è farsi dare consigli da Robocop,Sirio il Dragone,l'Uomo Tigre e Ken il Guerriero, lo sanno tutti. 
Questo volume, oltre a segnare un punto di arrivo per l'autore (finalmente a galla su una zattera stabile tanto quanto la sua carriera) è anche e soprattutto una lettera d'amore- inteso nel senso più eterosessuale e platonico possibile, eh- ai fan che lo hanno sostenuto e incoraggiato finora.
I vecchi seguaci, quelli che "io lo conoscevo prima che diventasse mainstream", saranno deliziati nel ripercorrere i passi di Zerocalcare leggendo anche il materiale extra.
I nuovi arrivi invece hanno un bel malloppo da recuperare: Ogni maledetto lunedì su due è un pò "The Essential Zerocalcare", e potrebbe fungere da ottimo punto di partenza prima di leggere La profezia dell'armadillo e Un polpo alla gola.



Un acquisto obbligato per vecchie e nuove leve, dunque, con buona pace di chi sostiene che tutta 'sta roba si può leggere gratis. Ora non ci resta che aspettare fiduciosamente il prossimo volume di Zerocalcare, che per forza di cose sarà una storia inedita. Se sarà buona anche solo la metà di Un polpo alla gola potrò morire felice. I miei complimenti vanno, oltre che all'autore, a Bao Publishing, una casa editrice più unica che rara che ha saputo scommettere (stravincendo) su questo autore. Metteteci anche la professionalità e la passione infuse nelle loro pubblicazioni- per farvi due esempi da acquolina in bocca, ecco la raccolta completa di Bone e l'omnibus di Echo- per capire quanto Bao meriti di regnare incontrastata sulla nostra editoria fumettistica.
Ma non serve che ve lo dica io.

(Messaggio pubblicitario: comprare uno di questi volumi tramite i miei link è cosa buona e giusta. Wink, wink)




Ah, e a proposito di Bao Publishing...

HABEMUS GIVEAWAY!



La casa editrice mi ha gentilmente fornito una copia de Ogni maledetto lunedì su due da regalare ad uno di voi debosciati.
Non c'è di che!
Anche questa volta faremo uso di Rafflecopter per gestire democraticamente la cosa e scegliere un vincitore.
Eccovi le regole:

  • Per partecipare al giveaway è obbligatorio registrarsi tramite il widget Rafflecopter che troverete qui sotto.
  • Una volta registrati, lasciate un commento (è il secondo requisito obbligatorio) spiegando in una frase il motivo per cui sareste il candidato ideale per ricevere il volume. Pensate di meritarvelo? Dimostratelo. :D
  • Potete aumentare il vostro punteggio Rafflecopter soddisfacendo una serie di requisiti opzionali, es. seguire Bao Publishing su Twitter,invitare un amico,spammare il giveaway per i social network, etc.
  • Il giveaway scadrà tra sette giorni: mi occuperò personalmente di contattare il vincitore per inviare il premio via posta.
  • Il giveaway è aperto a tutti coloro che risiedono in Italia. Se al momento vi trovate all'estero (tipo il Buta londinese) fornitemi il vostro indirizzo italiano, please. 
  • Il vincitore dello scorso giveaway non può partecipare. Sorry! La penitenza vale solo per questa volta! Secondo le regole della casa nessuno può vincere due giveaway di fila, anche perchè poi girano voci di inciuci e cose del genere.
  • Ricordo che il vincitore verrà estratto a caso: non si vince facendo più punti. Semplicemente aumenta la probabilità di essere selezionati. Last but not least, non ho alcun potere sulla scelta: ci pensa il widget a pescare un nome random.
Mi pare sia tutto, non mi resta che augurarvi buona fortuna. Scannatevi tra di voi, ne resterà soltanto uno!


a Rafflecopter giveaway

giovedì 16 maggio 2013

Recensione: La Casa (2013)


Quello dei remake/aspiranti reboot di film horror famosi è un rituale che va avanti da tempo immemorabile.
Quando ci va male ci ritroviamo tra le mani The Fog (2005), Nightmare (2010) o La Cosa (2011), autentici insulti ai film originali concepiti da qualche produttore giusto per passare il tempo.
Ma non sempre va così, per fortuna.
La Casa (Evil Dead) fa parte di quel ristrettissimo gruppo di remake che hanno un senso e uno scopo al di là di "sfruttiamo la nostalgia di spettatori gonzi".
Piccolo ripassino: la prima Casa esce nel 1981, un piccolo progetto realizzato con un budget striminzito e tanta voglia di rimescolare le carte del genere horror. Trama essenziale (cinque amici passano una notte in una baita in mezzo al bosco e risvegliano una presenza demoniaca), effetti speciali estremamente artigianali,attori dilettanti: Evil Dead si fece forza con la sua "semplicità" e riscrisse le regole dello splatter lanciando la carriera registica di Sam Raimi e quella attoriale di Bruce Campbell. Nel 1987 esce La Casa 2, remake/sequel del primo capitolo che racconta (più o meno) la stessa storia dando un ruolo centrale al personaggio di Campbell, con un budget molto più alto e un'atmosfera molto più comica. (Se qualcuno vi dice che La Casa fa ridere si riferisce sicuramente al secondo capitolo, un capolavoro di slapstick sanguinolento). Il terzo capitolo, L'armata delle tenebre, è del 1992 e racconta di nuovo la storia della capanna nel bosco nel recap iniziale (dando ad Ash/Campbell un ruolo ancora più eroico) per poi scaraventare il povero protagonista nel Medioevo.


La Casa (2013) è, in sostanza, la quarta versione della stessa storia: una nuova iterazione simile alle precedenti ma allo stesso tempo profondamente diversa. Il film dell'esordiente Fede Alvarez è sicuramente un remake, eppure- grazie ad alcune sibilline dichiarazioni del regista e dei numi tutelari Raimi e Campbell- è possibile considerarlo un sequel della trilogia originale. Il capanno,la botola,il libro maledetto: la trappola è la stessa, e il Male è pronto a seminare terrore e morte anche dopo trent'anni. Ma è ancora possibile creare film di questo tipo dopo l'uscita di Cabin in the Woods? Il film di Drew Goddard, dopotutto, era costruito proprio sullo "smantellamento" dei clichè più abusati dell'horror, come la classica casa isolata in cui giovani protagonisti vengono fatti fuori ad uno ad uno. Se già prima l'archetipo cominciava a mostrare segni di sfibramento, dal 2011 non è più possibile ignorare la cosa. Come si è dunque comportato La Casa? Nascondendo la testa e facendo lo struzzo o dimostrando di aver compreso che i tempi sono cambiati?


Dopo un prologo alquanto superfluo, inserito giusto per spiegare al pubblico la posta in gioco, il film ci presenta i nostri cinque protagonisti decisi a passare qualche giorno in una baita isolata. E già qui troviamo una fondamentale differenza rispetto al passato: Eric,Olivia,David e Natalie non sono lì per fare baldoria lontano dalla civiltà,ma per costringere Mia (la splendida Jane Levy),sorella tossicodipendente di David, a disintossicarsi una volta per tutte.
Saranno giorni difficili, ma nessuno dovrà lasciare la postazione per nessun motivo: Mia va protetta e aiutata ad ogni costo.
Non è la prima volta che Mia sostiene di volersi disintossicare per poi scappare, dopotutto. Questa volta si va fino in fondo, per quanto lei possa implorarli,insultarli o minacciarli.
Ecco perchè, quando Mia comincia a parlare di strane presenze e a dare segni di squilibrio,nessuno dà particolare peso ai suoi deliri...


E poi, ovviamente, qualcuno trova un Certo Libro (Necronomicon per gli amici, oppure Naturom Demonto) e decide di leggerne il contenuto a voce alta.
Bravo.
Cosa potrebbe andare storto?


Mia, mentalmente esausta e in preda all'astinenza, è il bersaglio perfetto per l'entità che infesta i boschi. La povera ragazza viene posseduta in una scena che richiama lo "stupro arboreo" del primo La Casa (ma senza seni scoperti, che siamo nel 2013, qualcuno potrebbe offendersi...) e rispedita nel capanno.
Ed è l'inizio della carneficina.


La decisione di realizzare gli effetti gore con metodi artigianali, proprio come nei film precedenti, paga e non poco: quando si aprono le danze La Casa diventa un tripudio di violenza estrema non-stop. 95000 litri di sangue finto ben spesi, non c'è che dire. Sfregiamenti,mutilazioni,fiotti di sangue vomitato, carne squarciata: non ci viene risparmiato nulla, e il risultato è dannatamente convincente. La lingua tagliata in due con il coltello elettrico è vera. Cioè, non è quella della proprietaria, ma è una vera lingua. Ewww.
I fan della vecchia trilogia saranno poi sorpresi da come Alvarez rimescola le carte in tavola. I capisaldi della saga ci sono tutti (compresa la motosega!) ma se credete di sapere come andrà a finire... pensateci due volte.


Il finale de La Casa è un vero e proprio diluvio di sangue, un perfetto coronamento dell'assalto visivo portato avanti senza pietà fino a quel momento.
Il film, pur non possedendo la stessa energia amatoriale del primo,indimenticabile capitolo (il budget è decisamente più alto, in fondo) si presenta come un'ottima rivisitazione in chiave moderna degli atroci eventi raccontati nel 1981. Non manca di difetti, ovvio: la scena-spiegone iniziale, il background dei personaggi buttato là un pò alla rinfusa (la madre pazza dei due fratelli, il rapporto teso tra Eric e David...) e soprattutto la mancanza di un vero e proprio momento di tensione. Si, c'è lo splatter, la violenza inenarrabile scatenata sui poveri ragazzi, ma non c'è un momento di Genuino Terrore™ come la fantastica scena della soffitta nel primo Evil Dead. Lo splatter serve... ma un silenzio di tomba, o degli attimi di calma apparente dosati come si deve, risultano ancora più angoscianti.


La Casa è un buon remake: su questo non ci piove, ve lo posso assicurare. Croce sul cuore. Il mio giudizio potrebbe essere stato offuscato dalla presenza di Jane Levy... ma voi non fateci caso. Visto il successo del film, che con un budget di 17 milioni di petrodollari si è portato a casa 70+milioni, è lecito aspettarsi un sequel. Mettiamoci anche che Raimi ha confermato la sua intenzione di rimettere mano al sequel de L'Armata delle Tenebre, e che c'è tutta l'intenzione di far incontrare Ash e Mia in un settimo film... Io non vedo l'ora. Credete sia impossibile? Aspettate la scena dopo i titoli di coda de La Casa. 
Groovy!

[Ora farò qualcosa che non facevo da un'eternità: mi sbilancerò con un voto.
Sto approntando un nuovo rating system (disegnato dal mitico Marco Mottura) per le recensioni cinematografiche, e questo è il primo esempio.
Maggiori informazioni in futuro!]


La Casa è un fantastico omaggio al film d'esordio di Sam Raimi e un remake al di sopra della media a cui siamo ormai abituati (o rassegnati). Un film onesto che, seppur con qualche difetto, ci dà esattamente quello per cui abbiamo pagato il biglietto: splatter come se piovesse.

martedì 14 maggio 2013

Nuovo Giveaway in Arrivo!


Prossimamente su questi schermi: una nuova recensione che finisce col sottoscritto che regala qualcosa a uno di voi debosciati.
Vi lascio un piccolo indizio.
Scaldate i motori, e preparatevi a sfidare la sorte!

martedì 7 maggio 2013

Recensione: Hansel & Gretel-Cacciatori di Streghe


Tutti voi conoscerete sicuramente la storia di Hansel & Gretel: l'hanno già raccontata per bene i fratelli Grimm secoli fa, quindi non mi pare il caso di tornarci sopra.
Un bambino e una bambina persi nel bosco, la casa di marzapane, la strega cattiva che finisce arrostita, eccetera.
La storia che vi voglio raccontare è quella di un film ideato nel lontano 2007 ed ufficialmente entrato in produzione nel 2011, quando il promettente regista norvegese Tommy Wirkola venne invitato a Hollywood. La sua deliziosa horror comedy Dead Snow, proiettata al Sundance, era talmente piaciuta al produttore Kevin Messick (Gary Sanchez Productions) che in quattro e quattr'otto Wirkola venne portato a Los Angeles per presentare un nuovo pitch alla Paramount Pictures.
Il regista ne approfittò per esporre un progetto che gli ronzava in testa da tempo: raccontare le vicende di Hansel e Gretel dopo il traumatico incontro con la strega nel bosco.
L'idea di una pellicola action a sfondo fiabesco piacque parecchio, dato che si inseriva perfettamente nella new wave di film fantasy tuttora in corso a Hollywood: streghe, magia e rivisitazioni di fiabe a gogo (Mirror Mirror, Biancaneve e il Cacciatore, Il grande e potente Oz, Beautiful Creatures, Alice in Wonderland, etc). Il ruolo di Hansel andò a Jeremy Renner, diventato celebre dopo The Hurt Locker, e per interpretare Gretel Wirkola scelse Gemma Arterton dopo aver visto la sua performance in La Scomparsa di Alice Creed.


Hansel & Gretel: Witch Hunters era inizialmente previsto per il marzo del 2012, ma venne posticipato di ben dieci mesi per "aspettare" Jeremy Renner, in sala con The Bourne Legacy e un piccolo film intitolato The Avengers. L'attesa diede modo a Wirkola di rifinire ulteriormente il film e girare anche una scena post-credits.
Hansel & Gretel è rimasto nel gozzo di Hollywood per quasi un anno.
E una volta uscito dal limbo è stato massacrato dalla critica con cattiveria inaudita e livelli di perfidia solitamente tenuti in serbo per i film di Michael Bay.
Ma è davvero un film così brutto?
-Pausa drammatica-


NO.
Non è nemmeno un capolavoro, sia chiaro, ma mantiene la sua promessa iniziale, ovvero far divertire lo spettatore.
In tal senso Hansel & Gretel Cacciatori di Streghe prende a cinquine la stragrande maggioranza delle cinefiabe hollywoodiane degli ultimi tempi: non allunga il brodo inutilmente, non infila profezie a caso, non stressa con inutili subplot romantici.
Hansel e Gretel cacciano streghe. Punto.
La trama- che abbandona ogni parvenza di serietà più o meno dopo il quinto minuto- è un semplice pretesto per mettere in scena spettacolari combattimenti, squartamenti e decapitazioni.
Il duo di protagonisti spara parolacce, battute e proiettili con  altrettanta disinvoltura. 


C'è la splendida Famke Janssen (la Jean Grey di X-Men) che interpreta la strega-boss Muriel, Peter Stormare con un fantastico paio di baffoni (e un naso irrimediabilmente rotto), e sia Renner che la Arterton hanno l'aria di divertirsi un mondo.
Hansel & Gretel va preso per quello che è: un B-Movie fatto col cuore, puro escapismo (parole dello stesso Renner) e una lettera d'amore ai primi film di Peter Jackson e Sam Raimi.
Se riuscite a sopportare certe incongruenze (come gli "infallibili" metodi per individuare le streghe), ad accettare armi e gadget anacronistici e a perdonare certi stacchi di montaggio un pò pigri e una CGI non proprio al top, quello che resta è un pop-corn movie infallibile.
A salvare H&G dalla mediocrità sono le ottime scelte di costumi e scenografie, le fantastiche riprese in esterno (crescere tra i boschi norvegesi si deve essere rivelato insospettabilmente utile in tal senso) e il look unico delle streghe, veramente ben fatte.
Le secchiate di gore- che potevano essere più abbondanti, IMHO- smarcano ulteriormente il film dalla media hollywoodiana sempre più restia nel mostrare violenza (e nudità).


Ma la vera gemma (hohoho!) del film è proprio Gretel, un tipo di protagonista che vorrei vedere più spesso in molti altri film.
Gretel è il cervello del duo di cacciatori, quella che si preoccupa di ricercare informazioni e indagare sulla natura delle streghe... ma quando entra in azione scalcia culi e prende giù nomi come e più del fratello.
Non si fa mettere i piedi in testa, non viene trattata con riguardo o sdegno in quanto donna e soprattutto (di questo non sarò mai abbastanza grato) non viene coinvolta in stupide, inutili sottotrame romantiche "perchè si". Signore e signori, è così che si realizza un'eroina action nell'Anno Domini 2013.
Per le signorine è un ottimo role model.
Per i maschietti... Gemma Arterton strizzata in un bustino, gente.


Concept art di alcune streghe

Hansel & Gretel è caldamente consigliato- se lo guardate nel modo giusto. Non va confuso col resto dei blockbuster fiabeschi propinati da Hollywood, perchè... beh, non lo è, e non ha mai preteso di esserlo. 50 milioni di budget, una produzione e un cast internazionali, un regista il cui scopo era semplice intrattenimento... tutto qui. Se avete una serata libera buttateci uno sguardo (evitando il 3D come la peste, peggiora nettamente l'esperienza).
Ammirate Edward, il troll animatronico.
Meravigliatevi di fronte all'esilarante concezione di diabete che ci mostra il film.
E gustatevi le avventure dure e pure di due cacciatori molto più in gamba di quelli di Van Helsing (brr) e del pallosissimo Abraham Lincoln Cacciatore di Vampiri.
Se siete il tipo di persona che può guardare questo film giudicando per quello che è, benvenuti nel mio mondo. Io mi sono decisamente divertito.

PS: un flop al box office americano, ma un successo incredibile al botteghino internazionale con più di 200 milioni di incasso. In arrivo un sequel: decidete voi se è un bene o un male.

giovedì 2 maggio 2013

Recensione: Scary Movie 5


Il quinto capitolo di un franchise di cui nessuno sentiva la mancanza.
E io che pensavo fosse bastato A Haunted House (furbescamente ribattezzato Ghost Movie in Italia) per raggiungere il quorum di spoof movies insulsi per il 2013...
Sigh.
Scary Movie 5 riprende il filo del discorso (parole grosse) dopo i quattro film precedenti. Non so se vi importerà o meno, ma non ci sono connessioni particolari con gli altri Scary Movie, il che rende SM5 un reboot... in un certo senso. La protagonista storica Anna Faris, uno dei pochi validi motivi per essere interessati alla saga, viene sostituita da Ashley Tisdale, e manca anche la mitica amica/nemica Brenda (Regina Hall). Però state tranquilli: anche stavolta compare Charlie Sheen, al centro di un simpatico prologo insieme a Lindsay Lohan che fa il verso a Paranormal Activity.
Questo segmento, che chiama in causa le disastratissime vite personali dei due attori, può risultare tristissimo oppure esilarante. A voi la scelta.
Secondo eminenti studi scientifici, è anche la parte più divertente del film.
Già.


Conoscete le regole del gioco:ogni film della saga di Scary Movie contiene una parodia principale (Scream nel primo capitolo, The Haunting nel secondo, etc) che viene poi arricchita con richiami a tutta una serie di pellicole più o meno connesse.
Scary Movie 5 è basato sul recente La Madre, mescolato con Paranormal Activity, Il Cigno Nero e, uh, L'Alba del Pianeta delle Scimmie.
Abbiamo poi tutta una serie di gag che richiamano Inception, The Cabin in the Woods, Insidious, e il reboot di Evil Dead... uscito nelle sale nello stesso periodo.
Immaginate il paradosso: nello stesso cinema veniva proiettato un film, e nella sala accanto la sua parodia.
Fa riflettere.


Dunque: 20 milioni di dollari di budget, una parodia basata su un film (La Madre) uscito tre mesi fa, e un segmento che parodia non tanto un film, ma il trailer di un film (ok, la storia de La Casa è nota, ma...)... tutto fa pensare ad una produzione lampo.
Il massimo risultato con il minimo sforzo.
C'è da ammetterlo: i geni dietro a Scary Movie 5 vanno (in un certo senso) ammirati.
Perchè questo aborto di film macinerà comunque il box office.
Sono troppo duro? Non credo proprio. Non pretendo certo una comicità brillante come nei film storici di Mel Brooks- quelli erano spoof, per Dio- ma questa triste compilation di gag scatologiche, canne e camei di celebrità a caso? Questo è peggio che dimenticabile: è un insulto.
In confronto a Scary Movie 5 il primo capitolo della serie (che non era malaccio, anzi) è Quarto Potere.



Adolescenti, cretini e decerebrati potrebbero controbattere con un "Eh, ma è un film da ridere, cosa pretendi?"
Per quanto mi riguarda ci sono cose più divertenti di un mix di parodie ammuffite e gag sulla cacca (chi tra voi non ha un water dentro ad un armadio?).
Questo è il minimo comune denominatore a cui siamo ormai abituati. Scary Movie, l'originale creato dai fratelli Wayans, aveva una ragione di esistere. Con tutte le sue imperfezioni, certo, ma resta comunque uno spoof gradevole. Poi sono arrivati i sequel, e infine gli imitatori: Hot Movie, Treciento, Disaster Movie e compagnia bella.
Scary Movie 5 è l'ultimo di una lunga serie di film che non avrebbero mai dovuto vedere la luce, e che inspiegabilmente continuano a mietere successi al botteghino.


Il mio consiglio è di evitare questo film come la peste, risparmiare i soldi per comprare una pizza e passare una piacevole serata sul divano guardando Balle Spaziali o L'Aereo più Pazzo del Mondo.
Oppure, che diavolo, cercate su Youtube.
Ho visto parodie amatoriali di gran lunga superiori a questo film.
Se invece avete del denaro che vi brucia in tasca e un senso dell'umorismo ottenebrato, accomodatevi pure.
Specie se siete adolescenti chiassosi: almeno non occuperete altre sale.
PS: nonostante tutto, Scary Movie 5 è comunque più divertente di Box Office 3D. Anche questo fa riflettere.

sabato 27 aprile 2013

Recensione: Oltre l'Esilio (Diario di un Sopravvissuto agli Zombie Vol 2)


Un morbo sconosciuto proveniente dalla Cina ha generato una letale pandemia che trasforma gli esseri umani in zombie affamati di carne.
Il resto del pianeta viene raggiunto dal virus nel giro di poche settimane.
Nel disperato tentativo di contenere l'inarrestabile avanzata dei non-morti il governo americano ha distrutto intere metropoli usando testate nucleari... ma è stato tutto inutile.
Gli zombie aumentano di giorno in giorno, l'umanità sta per estinguersi, e un giovane militare tenta con tutte le sue forze di proteggere uno sparuto gruppo di sopravvissuti.
Questo, in soldoni, è il riassunto del capitolo precedente, ovvero Diario di un Sopravvissuto agli Zombie (recensito qui). Il romanzo d'esordio di J.L.Bourne si era rivelata una lettura più che piacevole, un'autentica gemma in un mare di zombie fiction sempre più vasta e di qualità altalenante.
Oltre l'Esilio riprende la storia esattamente dove l'avevamo lasciata, col nostro Anonimo Sopravvissuto impegnato a respingere l'assalto di un folto gruppo di predoni.
Dopo aver conquistato Hotel 23, un bunker missilistico abbandonato e facilmente difendibile, sembrava che la situazione del Sopravvissuto e dei suoi compagni di sventura (inclusa la cagnolina Annabelle) stesse volgendo al meglio... ma un'inaspettata serie di eventi costringerà il protagonista ad abbandonare la sicurezza dell'Hotel 23 e ad attraversare miglia e miglia di territorio ostile infestato da cadaveri ambulanti.


Ancora una volta abbiamo tra le mani un fedele resoconto steso in formato diaristico dal protagonista: un espediente narrativo sfruttato con sapienza da Bourne, militare di professione proprio come il suo personaggio. Il diario è l'unico vero compagno per il Sopravvissuto: se questo risultava già evidente nel primo capitolo, in Oltre l'Esilio la sua funzione di "ancora di salvezza" è ancora più accentuata. Solo, affamato, braccato dagli zombie in ogni dove, il protagonista ha solo i propri pensieri come compagnia e come unico contatto con la realtà. Il diario è l'unica cosa che lo separa dalla follia più totale.
La prima parte del libro, in tal senso, è sicuramente la più efficace: il fedele resoconto dell'"Esilio" del Sopravvissuto è una sezione assolutamente terrificante che introduce- tra le altre cose- gli orribili zombie provenienti dalle zone radioattive. Più veloci e più astuti dei loro cugini "normali", i non morti irradiati possono usare utensili (come un'ascia, ad esempio), sono estremamente determinati nell'inseguimento delle prede, e risultano mortali con la sola presenza per via della quantità letale di radiazioni che emettono.
L'Esilio è senza ombra di dubbio il picco più alto della trilogia di Bourne, in cui orrore e suspance si mescolano in continuazione.


La seconda sezione del libro vede invece il Sopravvissuto reintegrato all'interno di ciò che resta dell'esercito degli Stati Uniti: non tutto è perduto, ed il Paese dispone ancora di una forza militare in grado di arginare l'avanzata dei non morti. Bourne racconta con dovizia di particolari (ma senza alienare il lettore con un linguaggio troppo tecnico) le numerose missioni di recupero e soccorso in cui il protagonista si troverà coinvolto. Il ruolo dell'Esercito all'interno della trilogia di Bourne, come avevo avuto modo di spiegare nella prima recensione, è trattato in maniera molto più positiva rispetto alla stragrande maggioranza dei romanzi e dei film zombeschi. I militari vengono solitamente dipinti come bruti dal pugno di ferro, pericolosi come e più dei morti viventi (si veda ad esempio il romeriano Il Giorno degli Zombi) mentre nel Diario sono una delle ultime speranze rimaste per i pochi umani sopravvissuti. La reintegrazione del protagonista in una posizione di comando permette a Bourne di portare la storia in una direzione fresca rispetto allo standard: non si tratta più del leader di uno sparuto gruppo di sopravvissuti nascosti in un bunker, ma di un militare messo di fronte a scelte importanti e deciso a proteggere con ogni mezzo ciò che resta del Paese.
Questa non è più la storia di un semplice Sopravvissuto: è la storia di qualcuno che si è rialzato e ha deciso di continuare a combattere.


Il coinvolgimento dell'Esercito permette anche di dare un'occhiata alla situazione nel resto del mondo (o quel che ne resta) e di far luce sulle cause della pandemia. Alla fine di Oltre l'Esilio viene menzionato CHANG, il Soggetto Zero... ma per saperne di più sul suo conto occorrerà aspettare il terzo romanzo, La Clessidra Infranta.
Oltre l'Esilio è, a mio avviso, superiore al primo Diario: la storia contiene genuini momenti di terrore, e la svolta "militaresca" permette di esplorare direzioni poco battute dalla narrativa zombie tradizionale. L'espediente diaristico farà storcere il naso a più persone, ma potete dormire sonni tranquilli. Sì, la prospettiva è limitata ad un solo personaggio, il che riduce fortemente la possibilità di conoscere davvero i comprimari, i dialoghi sono scarni e non c'è reale apprensione per la sorte del protagonista (dopotutto,se scrive vuol dire che è vivo) ma Bourne racconta la storia in maniera eccezionalmente efficace.
I complimenti vanno ancora una volta alla casa editrice Multiplayer.it Edizioni, che ha importato la trilogia di Bourne in Italia con un entusiasmo incredibile. Vi consiglio spassionatamente di recuperare Oltre l'Esilio e il primo Diario, nell'attesa dell'uscita del terzo (e ultimo) capitolo della saga. Il volume è disponibile anche in versione digitale. come potete vedere qui sotto.
Buona lettura, e fatemi sapere la vostra opinione!